I Solisi Napoletani


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Storia

Ercolano

La Storia

La leggenda narra che Ercole, il mitico eroe greco, giunto in Italia dall'Iberia dove aveva compiuto una delle sue fatidiche imprese, fondò fra Napoli e Pompei una piccola città che prese il suo nome, Herculaneum.Fu collocata in un punto che consente di ammirare un panorama unico al mondo, al centro di quel grandioso arco naturale, che da Capo Miseno corre fino a Punta Campanella, un miracolo della natura, un caleidoscopio di immagini che non è facile descrivere.Fu Abitata dagli Osci, dagli Etruschi, dai Sanniti e dai Romani.Divenne, al tempo di Giulio Cesare, un Municipium, comune non fondato da Roma ma incorporato nello stato.ò un periodo di benessere per la città.Attirati dalla bellezza del sito e dalla salubrità del clima, fu una della residenze preferite del patriziato romano che non risparmiò mezzi ed energie affinché il soggiorno fosse il più confortevole possibile.


Il Vesuvio

Vesuvio fa parte di una vasta area vulcanica che comprende pressoché l'intera Campania. Sono morfologicamente affini al Vesuvio i vulcani spenti di Piano di Quarto, il territorio dell'antica Cuma, la collina di Posillipo, i Campi Flegrei, Procida, Ischia ed altri isolotti, i piccoli laghi di Lucrino e di Averno, nonché il cosiddetto Mare Morto a Miseno. Il Vesuvio è l'unico vulcano attivo dell'Europa, isole escluse. E' dal 1944 che tace e la prima eruzione storicamente accertata risale al 24 agosto del 79 d.C.. Sembra ormai certo che il Vesuvio fosse monocipite e che l'attuale forma bicipite (Somma-Vesuvio) sia dovuta al lento processo di trasformazione causata dall'eruzione del 79. Dunque, con l'eruzione del 79 d.C. nasce il Vesuvio. Secondo gli storici del Vesuvio, l'eruzione cominciò nell'autunno del 79. L'interno del vecchio cratere si aprì spingendo fuori una grande quantità di lapilli, sabbia e fumo che, arrivati a notevole altezza, si espandevano come una densa nube, di colore scuro, scagliando folgori e sassi nello spazio intorno. Il fenomeno fu osservato da Plinio il Vecchio, storico e naturalista, comandante di una flotta a Miseno. Egli, per poter osservare da vicino il fenomeno e soccorrere le popolazioni, si diresse con alcune quadriremi verso Ercolano e Resina, ma non vi poté sbarcare a causa dei numerosi sassi che cadevano. Allora si diresse verso Stabia (oggi Castellammare di Stabia) dal suo amico Pomponiano, ma qui morì, colpito da ceneri e lapilli infuocati. Il nipote, Plinio il Giovane, rimasto a Miseno con la madre, narrò i tragici avvenimenti, appresi da coloro che erano ritornati con la flotta, in due famose lettere inviate a Tacito. Sembra che in quell' eruzione non sia venuta fuori alcuna lava dal vulcano. La città di Pompei, infatti, fu seppellita dai lapilli; mentre Ercolano dalle ceneri. L'attuale Vesuvio (m.1.277) è un vulcano con una cinta craterica, nella quale si è formato il GRAN CONO o VESUVIO propriamente detto, con diametro di 700 m..Dopo quella del 79 d. C. le eruzioni più disastrose furono:512: I danni furono tali che Teodorico esentò le popolazioni della zona dal pagare le tasse;1631: Sembra che l'eruzione del 16 dicembre del 1631 sia stata la più grande conflagrazione del Vesuvio, dopo quella del 79. Torre del Greco, Resina e Portici furono invase dalla lava, l'attività esplosiva, la più notevole dei tempi moderni, produsse un forte maremoto;1794: L'eruzione del 1794, cominciata il 15 giugno, fu caratterizzata da eruzioni strepitose e da lave così abbondanti che seppellirono parte della città di Torre del Greco. Tutti i fenomeni più terribili che si accompagnano alle eruzioni furono presenti in quel memorabile evento: detonazioni, terremoti, proiettili, fumo, lave, ceneri, folgori. La lava si inoltrò nel mare per oltre 100 metri;1906: Furono distrutte in parte Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e fu invasa Boscotrecase;1911: Le acque fangose in alcune zone di Resina raggiunsero l'altezza di 7-8 metri;1944: Furono distrutte quasi completamente S. Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma.Quella del 1944 fu l'ultima eruzione del Vesuvio (tuttora attivo).

Gli Scavi

L'identificazione ufficiale di Ercolano risale al 1709 e spetta ad Emanuele d'Elboeuf di Lorena. Questo principe, venuto a Napoli a seguito dell'esercito austriaco che aveva sconfitto gli spagnoli, fissò la sua residenza a Portici e fu proprio andando in cerca di marmo per la costruzione del suo palazzo che seppe che a Resina da pozzi scavati nel terreno venivano fuori marmo, statue ed altro.Così nel fare degli scavi ebbe la fortuna di imbattersi nel Teatro e ne ricavò molti marmi, colonne e statue. Gli scavi fatti dal Principe per circa cinque anni furono eseguiti con molta irregolarità e siccome le statue apparivano in quantità di gran lunga superiore al bisogno, il principe cominciò a metterle in commercio. Molti reperti furono dallo stesso donati e portati all'estero; alle prime scoperte seguirono le prime razzie ai danni di Ercolano. Con l'avvento di Carlo di Borbone ebbe termine la razzia e iniziarono scavi regolari. Lo scavo si praticò empiricamente per cunicoli e pozzi fino a creare una rete che misurava in lunghezza, da nord a sud, circa 600 metri e in larghezza da nord-est a sud-ovest, 450 metri. Fu così riconosciuto fin dove giungeva l'antico lido del mare, si completò l'esplorazione del Teatro, si raggiunse uno degli edifici pubblici, si rintracciarono più templi e infine si esplorò la favolosa Villa dei Papiri. La notizia della straordinaria scoperta di Ercolano corse attraverso tutta l'Europa; a dare pubblicità alla scoperta fu soprattutto il celebre archeologo tedesco Winckelmann, le sue notizie e le sue considerazioni estetiche influenzarono il mondo delle lettere, orientando lo stile e il costume dell'epoca verso quelle forme che da lui e dalla scoperta di Ercolano si dissero neo-classiche. Incominciarono così a calare all'ombra del Vesuvio i primi viaggiatori, avanguardia di quell'esercito che sempre più numeroso avrebbe invaso Ercolano nei secoli successivi. Attiravano i visitatori particolarmente il Teatro e la grandiosa Villa dei Papiri, il primo considerato il più insigne e meglio conservato monumento di Ercolano e la seconda ritenuta un'autentica miniera di opere d'arte.La Villa dei Papiri, dalla quale fu recuperato un favoloso tesoro di sculture e la biblioteca di papiri, è una villa sontuosa (si estende per più di 250 metri, parallelamente alla linea del litorale), ampia come una dimora imperiale; per il non comune gusto artistico e letterario del proprietario, era di per se un vero e proprio museo d'arte e una biblioteca di scritti scelti da un filosofo di gran moda: l'epicureo Filodemo.
Fu il più grande avvenimento di cultura umanistica di quel secolo; tutto il mondo ne fu commosso e da quelle scoperte presero nuovo vigore gli studi dell'antico e tutto il vasto movimento culturale e scientifico intorno all'arte e alla civiltà del mondo antico. Gli scavi portarono alla luce una città cristallizzata nel tempo o, meglio, fissata per sempre come in una istantanea fotografica, nell'attimo in cui ferveva la vita. E questo appassionante, singolare romanzo dell'archeologia non è ancora completato: attendono di essere dissepolti non pochi edifici di eccezionale interesse.

Il Miglio d'Oro

Le Ville vesuviane sono il grandioso complesso di dimore settecentesche, costruite tra le campagne e la costa del golfo di Napoli, nei territori da S. Giovanni a Teduccio a Torre Annunziata. Un elenco solo indicativo comprende ben 123 ville del XVIII secolo. Già alla fine del Seicento, erano sorte varie ville di nobili, attratti dal clima dolce di queste zone, dalla fertilità del suolo, dalla salubrità dell'aria e dal fascino del Vesuvio. Di molte ville sono noti nomi degli autori e sono quelli dei più famosi architetti operanti a Napoli nel 700: Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro, oltre ai più modesti. Le ville sono opere stupende di un misurato tardo barocco, che spesso tende al rococò, qualcuna annuncia lo stile neoclassico. Ercolano possiede alcuni degli esempi più belli di tutto il vasto patrimonio architettonico delle ville settecentesche; sono per lo più situate sull'attuale Corso Resina, che è una parte dell'antica via delle Calabrie: Villa Campolieto, Villa Favorita, Villa Durante, Villa Aprile, Villa Signorini ed altre. Un tratto di questa strada (da Villa De Bisogno di Casaluce al limite con Torre del Greco) meritò l'appellativo di "MIGLIO D'ORO" e conserva tuttora un suo segreto fascino e si fa apprezzare in tutto il suo splendore specialmente all'alba e al tramonto, quando la luce non troppo viva permette di cogliere in ogni sfumatura le stupende linee architettoniche d'ogni particolare.

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